Psicologa per ansia a Firenze

Psicologa per ansia a Firenze

L’ansia può presentarsi in molti modi: una sensazione costante di allarme, pensieri che non si fermano, difficoltà a respirare, tensione nel corpo, paura di perdere il controllo o la percezione di non riuscire più a gestire situazioni che prima sembravano normali.

In alcuni momenti può essere legata a eventi precisi, come un cambiamento lavorativo, una difficoltà familiare, una separazione, una decisione importante o un periodo di forte stress. Altre volte, invece, sembra arrivare senza un motivo chiaro, lasciando la persona disorientata e stanca.

Rivolgersi a una psicologa per ansia a Firenze può essere un primo passo per comprendere cosa sta succedendo e iniziare a ritrovare maggiore stabilità. L’obiettivo non è “eliminare” ogni forma di ansia, perché l’ansia è anche una risposta naturale del nostro organismo, ma imparare a riconoscerla, darle un significato e gestirla in modo più funzionale.

Quando l’ansia inizia a limitare la vita quotidiana.

L’ansia diventa un problema quando inizia a condizionare le scelte, le relazioni, il lavoro, lo studio o la vita sociale. Può portare a evitare determinati luoghi, rimandare decisioni, controllare continuamente il proprio corpo, cercare rassicurazioni o vivere con la sensazione di essere sempre in pericolo.

Tra le manifestazioni più frequenti possono esserci attacchi di panico, ansia generalizzata, fobie, ansia sociale, ansia da prestazione, ipocondria, disturbi psicosomatici e stati di forte tensione emotiva.

Ogni persona vive l’ansia in modo diverso. Per questo è importante costruire un percorso psicologico personalizzato, capace di tenere conto della storia individuale, dei sintomi, delle risorse personali e del contesto di vita.

Se senti che l’ansia sta occupando troppo spazio nella tua quotidianità, puoi richiedere un primo colloquio presso lo studio della Dott.ssa Antonella Leccese a Firenze.
Vai alla pagina Contatti per fissare un appuntamento.

Un percorso per comprendere e gestire l’ansia.

La Dott.ssa Antonella Leccese, psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale, accompagna adulti, adolescenti e famiglie in percorsi dedicati alla gestione dell’ansia e delle difficoltà emotive.

L’approccio cognitivo-comportamentale permette di lavorare sul rapporto tra pensieri, emozioni, comportamenti e reazioni corporee. Spesso, infatti, l’ansia si mantiene attraverso circoli viziosi: più si teme una situazione, più la si evita; più la si evita, più quella paura sembra confermata.

Durante il percorso è possibile imparare a riconoscere i pensieri che alimentano l’ansia, comprendere i segnali del corpo, sviluppare strategie di regolazione emotiva e affrontare gradualmente le situazioni temute. In alcuni casi possono essere utilizzate tecniche di rilassamento, respirazione, training autogeno o esercizi mirati alla gestione della tensione.

Il lavoro psicologico non segue uno schema uguale per tutti. Alcune persone arrivano con sintomi molto chiari, altre con un malessere più diffuso: insonnia, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione, senso di oppressione o paura costante che qualcosa possa andare male.

Dare un nome a ciò che si prova è spesso il primo passo per sentirsi meno soli e meno sopraffatti.

 

Psicologa ansia Firenze: chiedere aiuto è già parte del cambiamento.

Iniziare un percorso psicologico non significa non essere abbastanza forti. Significa scegliere di prendersi cura di sé con maggiore consapevolezza, soprattutto quando l’ansia inizia a limitare libertà, serenità e qualità della vita.

Presso lo studio della Dott.ssa Antonella Leccese a Firenze è possibile intraprendere un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia per comprendere meglio l’ansia, ridurne l’impatto e costruire modalità più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane.

Per richiedere informazioni o fissare un primo colloquio, visita la pagina Contatti e scegli il modo più semplice per entrare in contatto con lo studio.

  • quoziente intellettivo inferiore alla media di coetanei, pari o inferiore a 70. Sulla base del livello del quoziente intellettivo rinvenuto mediante appositi strumenti psicometrici, il DSM-IV e ICD 10 hanno individuato le seguenti categorie di gravità: lieve (QI tra 70 e 50), media (QI tra 50 e 40), grave (QI tra 40 e 20) e gravissima (QI inferiore a 20)
    – limitazione del funzionamento adattivo in una o più aree, con conseguente limitazione nella vita quotidiana (comunicazione, partecipazione sociale e le autonomie in molteplici contesti, come quelle in casa, nella scuola, nel lavoro e nella comunità)
  • insorgenza durante il periodo dello sviluppo, ossia prima del compimento del diciottesimo anno

Le condizioni che impediscono la normale evoluzione intellettiva possono essere riconducibili a: fattori etiologici genetici (monogenetici, poligenetici, aberrazioni cromosomiche) o fattori acquisiti che possono essere gestazionali (malattie materne infettive, agenti chimici, traumi, ecc.), perinatali (prematurità, postmaturità, itteri, anossia, traumi cranici, ecc.) e post-natali (encefaliti, meningiti, vasculopatie cerebrali, ecc.).

Non sempre è possibile individuare una causa precisa.

Indipendentemente dalle cause, l’entità del deficit e delle problematiche psichiatriche e/o comportamentali connesse sono fortemente legate alle variabili psicosociali in cui la persona è inserita.
Un approccio capace di considerare i vari fattori interferenti, i bisogni della singola persona ed i suoi punti di forza può essere di sostanziale utilità nel ricercare le stimolazioni congrue alle singole necessità.
Infatti ciascun individuo possiede specifici punti di forza e di debolezza in aspetti che possono essere più o meno riconducibili a mere funzioni esecutive.

La riabilitazione cognitiva pone il suo punto di partenza dai bisogni emotivi della singola persona, dalle sue motivazioni e dalle modalità funzionali adottate dalla persona per soddisfare i suoi bisogni.
L’aspetto emotivo e sociale è di fondamentale importanza per poter favorire lo sviluppo delle capacità attentive, ricettive, espressive, delle abilità visuo-spaziali, dell’orientamento spazio/temporale e dell’apprendimento della scrittura/lettura o del potenziamento di prassie atte al favorire una maggiore autonomia personale (lavarsi, vestirsi, scegliere il vestiario adatto alle condizioni metereologiche…), domestica (tagliare cibo, cucinare, spazzare…) e comunitaria (uso del denaro, del telefono, dei mezzi pubblici…).

L’integrazione della persona nell’ambiente sociale ed un eventuale inserimento lavorativo richiedono lo sviluppo di piani individualizzati capaci di integrare l’aspetto psico-sociale con quello emotivo-motivazionale.
L’intervento cognitivo-comportamentale si è rivelato essere molto efficace nell’incremento delle abilità discusse ed offre notevoli vantaggi nell’intervento sui disturbi comportamentali spesso associati alla disabilità intellettiva (auto ed etero aggressività, stereotipie, impulsività) e sui disturbi mentali (ansia, depressione, mania, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari o disturbi del sonno…).
Ad esempio una persona con deficit cognitivo profondo può possedere un elevato bisogno di socialità che se non viene compreso può sfociare in comportamenti di auto o etero aggressività.

Vengono analizzati:

  • i fattori che favoriscono l’emissione dei comportamenti tesi alla soddisfazione dei bisogni della persona;
  • le modalità comportamentali utilizzate, funzionali e disfunzionali (ossia socialmente non approvate o che arrecano danno alla persona o agli altri)
  • le aree di sviluppo prossimale rispetto ai comportamenti funzionali, in modo da favorirne lo sviluppo attraverso un apposito programma di rinforzo e di prompt (ossia di aiuto dall’esterno)
  • la funzione dei comportamenti disfunzionali in modo da facilitarne la sostituzione e/o l’estinzione

L’obiettivo dell’intervento è quello di favorire la stimolazione e lo sviluppo delle abilità cognitive in considerazione delle peculiarità della singola persona, costruendole un “abito su misura”, definito Progetto Riabilitativo Individualizzato in stretta connessione con tutte le figure educanti e sanitarie coinvolte.

Gli interventi possono variare a seconda del singolo caso, ma solitamente si fondano su specifici test costruiti appositamente per la Disabilità Intellettiva e su un processo di psicoeducazione rivolto alle figure coinvolte.
La psicoeducazione è l’attività mediante la quale i soggetti educanti acquisiscono una maggiore autoconsapevolezza sulla persona e sui meccanismi sottostanti ai singoli comportamenti.

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